Chiarimenti sulla “dislessia” di Camilla e sul percorso personale per imparare a leggere.

Febbraio 2012

Camilla, mia figlia che sta frequentando la prima elementare, prima di Natale non leggeva e dopo le vacanze sì. In un tempo molto breve abbiamo trovato delle soluzioni adatte per permetterle di leggere. Questa cosa ha fatto molto piacere a lei e a me, e ha riscosso un certo entusiasmo tra le persone che mi seguono, sia conoscenti che lettori casuali.

La sua storia è incoraggiante però può creare una certa confusione sulle aspettative che ogni genitore nutre per i suoi figli con DSA.

Provo a spiegare scrivendo alcune domande che ho ricevuto e i miei pensieri di risposta.

Camilla era dislessica e poi è guarita? La dislessia non è una malattia, è semplicemente la difficoltà di poter leggere. Non ci si ammala di dislessia e non si guarisce. Si è così. I motivi per cui non si può leggere sono talmente tanti che è riduttivo pensare ai bambini dislessici come tutti uguali e fornire a tutti indistintamente le stesse opportunità per poter leggere. La parola dislessia, secondo la mia opinione, rappresenta una specie di enorme calderone in cui catalogare tutte quelle persone che hanno una qualunque forma di difficoltà nella lettura.

Camilla è dislessica? NO, secondo me non lo è. Non ha nessun effetto ottico che le impedisce di leggere. Non vede bagliori, macchie scure o colorate, sfuocato, non vede le lettere scappare, capovolgersi o girarsi, non vede le lettere o le parole scomparire o cancellarsi in parte. Per il momento non ha dato modo di credere che veda distorto in tutto o parte del suo campo visivo o che ci siano delle zone in cui non vede. Non pare neanche che sia disturbata dalla luce solare o artificiale, dal tipo di carta e dal colore del fondo. Camilla non riusciva ad abbinare fonema (suono) a grafema (simbolo-disegno della lettera), non aveva memoria del grafema, in parte era confusa sulla direzionalità della lettura, non ha ancora una buona memoria dei suoni appena letti (alla terza sillaba di una parola rischia di dimenticarsi la prima o la seconda o di invertirle), confonde il fonema della lettera con il suo nome, ad esempio se le chiedo di scrivere BI lei a volte scrive solo B, stessa cosa in lettura. Le sue difficoltà di lettura probabilmente passeranno quasi del tutto inosservate ai test per i DSA alla fine della seconda elementare perchè avrà avuto più di un anno per usare strategie funzionali per memorizzare.

Se avete impiegato così poco tempo per riuscire allora non aveva una difficoltà di lettura! Ha una difficoltà di lettura, è presente anche ora e probabilmente l’avra sempre, semplicemente in famiglia crediamo molto nel trovare soluzioni e strategie che ci permettano di fare tutte le cose che fanno gli altri e non ci fossilizziamo se il metodo che funziona con gli altri non funziona con noi, ne inventiamo uno nuovo.

– Perchè sei riuscita a farla leggere in famiglia e le maestre non avevano avuto successo? Perchè Camilla ha un disturbo del linguaggio e sta frequentando in questi mesi una logopedista. I disturbi del linguaggio se è possibile è meglio cercare di risolverli prima che inizino le elementari, ma credo che in tutta Italia l’azienda sanitaria sia carente di logopedisti e la fila di attesa è quel che è. Avevamo notato che non riconosceva alcuni fonemi. Non comprendendo il suono le era molto difficile abbinarlo ad una lettera e alla vita reale. Questo lavoro di abbinamento fonema a grafema non spetta alle maestre, nè si può pretendere che venga risolto in poche sedute logopediche di circa 30-50 minuti una volta alla settimana. Bisogna anche considerare il carattere di Camilla che è riuscita con i salti mortali a far credere a me e alle persone che la seguono che non ci fossero problemi fino a quando non ha potuto nasconderlo oltre. Durante le vacanze, quindi in un periodo più rilassato, ho potuto lavorare sui suoni e cominciare a fare un pò di ordine.

– Se sei riuscita a farla leggere in così poco tempo allora sei un genio. Modestamente sono un genio! 😀 scherzi a parte non bisogna sottovalutare la somma di una serie di felici circostanze:

Una bambina terribilmente determinata a vincere

Una mamma che sa molte cose e che sa cosa non bisogna fare. La conoscenza del carattere dello studente, i suoi punti forti e i suoi punti deboli. Nessuna aspettativa sui risultati che ha portato a lavorare in sintonia e senza angosce

Un periodo dell’anno rilassato

Strumenti personalizzati

– Camilla era rimasta indietro perchè ha saltato molti giorni di scuola? Camilla ha saltato circa 3 settimane di scuola nel primo quadrimestre. Una decina di giorni ce li siamo giocati a causa di una febbre persistente e dei linfonodi ingrossati per la “malattia da graffio di gatto”, gli altri non li ha fatti per stress acustico. Sicuramente non aiuta saltare giorni di scuola ma non ci si puà fare niente, nè per la Bartonellosi (quando capita capita) nè per le urla in classe, penso sia molto difficile tenere una prima elementare e quindi è più che normale che scappi qualche urlaccio, solo che Camilla perde l’orientamento e le comincia il malditesta. Se le capita lo stesso giorno di ascoltare anche me urlare al fratello il suo sistema di equilibrio si scombina del tutto e il giorno dopo non riesco a portarla a scuola. E’ possibile che abbia saltato la spiegazione di circa 3-4 lettere nel gruppo classe e i relativi esercizi in piccoli gruppi, che però a scuola le hanno fatto recuperare. Le avesse saltate tutte o quasi sarebbe stato legittimo pensare che le assenze non l’avevano ancora fatta ingranare, ma Camilla non riconosceva i suoni e i nomi di quasi nessuna delle consonanti e ancora scambiava le vocali tra loro…

– Camilla non imparava perchè non la seguivi a casa? Quando portava i compiti la seguivo ma raramente portava da lavorare sulle lettere dell’alfabeto. Le poesie già aveva imparato a memorizzarle senza leggerle. Non volevo intromettermi, temevo di creare confusione. Non è facile per gli insegnanti trovare in breve tempo la soluzione per ogni bambino e non è facile per i genitori rimanere al loro posto rispettando gli spazi e i metodi degli insegnanti. La scuola di Camilla è la scuola giusta e le insegnanti di Camilla sono le insegnanti giuste. Comprendo che alcuni genitori possono avere da ridire con le insegnanti dei propri figli e non trovandosi d’accordo, temendo che rimangano indietro, cerchino di sostituirsi alla scuola, ma non era il nostro caso. Camilla non voleva perdere neanche più un secondo ed aveva bisogno di un percorso personalizzato non potendo contare su più tempo con l’insegnante di quanto già la scuola stava cercando di offrirle.

– Camilla non riusciva perchè è una bambina eccessivamente emotiva? Il 2010 e il 2011 sono stati due anni molto difficili per lei. Lo scorso maggio e giugno ha rischiato seriamente di compromettere la sua salute portando un grosso sconvolgimento nelle nostre vite. E’ vero, è molto emotiva, ma è anche geniale. Non poter leggere non era il risultato della sua emotività ma la causa di un nuovo stato ansioso che non volevamo assolutamente protrarre oltre le vacanze di Natale.

– Per riuscire a farla imparare in così pochi giorni l’hai fatta lavorare molto! Assolutamente no. Bisogna sempre tenere presente che un bambino in difficoltà può essere stanco già dopo 5 minuti di lavoro e che un bambino che non vuole non collaborerà. In due settimane di vacanza ho fatto l’errore di sovraccaricarla un solo giorno. Quel giorno ha lavorato in totale quasi due ore (più giochi e prove nell’arco dell’intera giornata). Ha avuto almeno 5 giorni in cui non abbiamo fatto nulla e nelle altre giornate abbiamo lavorato da 30 minuti ad 1 ora in totale (sempre brevi sessioni ogni volta, cioè due o tre volte al giorno). Lo stress non insegna nulla di buono, quindi è perfettamente inutile forzare un bambino a fare quello che non si sente di fare.

– Quindi in quante ore ha imparato a leggere? Se vado a sommare tutti i suoi tentativi per leggere sono poche ore in totale ma questa è uno dei due aspetti che possono confondere seriamente insegnanti e genitori. Alle ore effettive di studio ed esercizio bisogna sommarne alcune di logopedia, molte altre di riposo, moltissime altre di socializzazione in classe, tantissime di sonno e vita quotidiana, tutti tempi non calcolabili ed estremamente personali. Se io dico che Camilla ha imparato a leggere in 10 ore totali non significa che si può forzare un altro bambino, in una situazione simile, a fare altrettanto, magari ce ne metterà 120, magari ce ne metterà 5. Non fatevi aspettative che vi possano deludere e far scoraggiare il bambino. Non iscatolate i bambini in processi produttivi modello fabbrica.

– Se le hai dedicato così poche ore come ha fatto ad imparare? Il punto non è quanto tempo studiare ma cosa si fa per imparare, con quali mezzi. Questo è il secondo aspetto da tenere in considerazione che può forviare insegnanti e genitori. Lei ha lavorato una media di 45 minuti al giorno ma prepararle il materiale per farla imparare senza stancarsi troppo è costato a me ore ed ore di osservazione, ideazione e creazione, praticamente durante le vacanze di Natale ho fatto quasi solo questo. In quei giorni avevo anche la fortuna di non seguire altri bambini.

– Se si usano sistemi compensativi si possono risolvere i problemi di lettura? Bisogna vedere quali problemi e quali sistemi. I sistemi che ho usato per Camilla andavano bene per Camilla. Forse potrebbero andare bene a molti altri bambini ma forse ad altri potrebbero essere deleteri. Non esiste un libro di ricette pronte, se togliamo il bambino dal centro dell’attenzione, se non osserviamo i suoi bisogni, rischiamo solo di costringerlo in altre forme di didattica che non funzioneranno o che gli faranno consumare tutta la voglia e le energie.

– Se avessi usato delle linee guida per dislessici per Camilla, dei materiali già pronti, avresti impiegato meno tempo? No, ne avrei impiegato di più perchè avrei cercato di insegnarle in maniera generica. Lei non è una dei tanti, lei è Camilla, unica nei suoi bisogni e capacità. E’ fondamentale che i sistemi siano studiati per quel bambino se si vuol ottenere dei risultati velocemente.

– Sapresti aiutare altri bambini a leggere? Sicuramente… ma sarei una terribile incoscente se dicessi di poterlo fare senza conoscere il bambino, senza avere la sua collaborazione e rispetto e forzandolo nei suoi tempi di attenzione ed apprendimento. Per questo quando mi occupo di un bambino devo conoscere il più possibile di lui per poterlo veramente aiutare con successo.

– Camilla avrebbe imparato a leggere da sola con il tempo? Non lo so, può darsi, con grande fatica sicuramente…  però i treni passano, non stanno ai nostri bisogni, e se non li prendi rimani fermo, per lei era inaccettabile non prendere un treno che la portasse sul binario dei suoi compagni, fare una vita diversa da loro, visto che starà in classe con loro per 5 anni.

– Se si aiuta un bambino, che non riesce a leggere, nei primi due anni di scuola elementare non si rischia che ai test per i DSA risulti non avere problemi? Sì il rischio c’è ma vorrei che tutti ragionaste sul fatto che non si può abbandonare un bambino per due-tre-cinque anni e poi pensare che possa recuperare i compagni una volta certificato, anche perchè dopo inizia il calvario di non avere chi lo può aiutare a casa, scuola e nella vita. Se c’è una difficoltà da subito ci si rimbocca le maniche e si affronta.

Creative Commons License
Chiarimenti sulla “dislessia” di Camilla e sul percorso personale per imparare a leggere. by Francesca is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 4.0 International

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *