Disegna quello che vedi dalla finestra

Compito estivo di arte per mio figlio Jonathan, di passaggio dalla seconda alla terza media, “Disegna quello che vedi dalla tua finestra”.

Jo si è arrampicato sugli specchi per mesi, trovando una scusa dopo l’altra, in realtà aveva detto subito che non ci riusciva ma siccome non capivamo cosa non riuscisse a fare ha cominciato a mettere in ballo che non c’era una finestra che lo ispirasse, rimandando, rimandando, a metà ottobre ancora non aveva consegnato la tavola 🙁

Perchè non esegue la consegna, mi sono chiesta, la domanda non nasconde qualche messaggio segreto o parole incomprensibili, ok Jo non è il massimo in disegno a mano libera ma nessuno pretendeva che facesse un capolavoro, si trattava però di un rifiuto categorico da parte sua, contemporanei ad inviti dell’insegnante a non bloccarsi e fare del suo meglio. Mi sono messa con lui alla finestra ed ho chiesto cosa vedeva, ho cercato di capire se non gli piaceva quello che vedeva, se non sapeva distinguere parte del paesaggio (in un certo senso sì), gli ho mostrato le linee fondamentali che costituivano l’immagine della casa di fronte, niente da fare, non si sbloccava. Quando ha perso la pazienza finalmente mi ha dato qualche traccia di più per capire dove fosse il problema, cioè che gli oggetti erano al di là della finestra, in uno spazio loro, e non era così ovvio come dovevano essere rappresentati sul foglio bianco che si trovava su un altro piano. Sembrava non esserci idea delle grandezze e delle profondità, il tutto dovuto al fatto che nel disegno non ha mai fatto vera pratica osservando attentamente l’ambiente intorno.

“Se fotografo il paesaggio e poi lo vedi ingrandito sul computer può andar meglio?”

avevamo usato questa tecnica per rappresentare la mano lo scorso anno, ed invece no, questa soluzione, questa volta, non sembrava funzionare, allora ho cercato di ricordare chi insegnava i metodi di prospettiva agli artisti, dove avevo visto una speciale cornice e finalmente mi sono ricordata di Albrecht Dürer

Durer

.Albrecht Dürer diceva che la struttura prospettica di un quadro non doveva essere disegnata a mano libera ma ricavata attraverso giustificati procedimenti matematici. Attraverso il vetro, e poi la griglia, faceva osservare all’artista in un mirino cosa dipingere e lo invitava a collocare cosa aveva visto nella griglia sul foglio di carta altrettanto suddiviso in quadretti più o meno larghi. In questo modo l’artista riusciva a posizionare sullo spazio del foglio tutta una serie di punti indispensabili per tracciare il disegno.

Il sistema di Albrecht Dürer è affascinante e a questi link potete trovare varie descrizioni del procedimento dei prospettografi grazie al materiale che è stato archiviato sull’UNIBO dopo una mostra apposita .

http://archiviomacmat.unimore.it/PAWeb/Sito/Italiano/204.htm

http://archiviomacmat.unimore.it/PAWeb/Sito/Italiano/205.htm

guardate l’animazione Cabri! questo è un suo fotogramma

Immagine 1

 

A casa noi ci siamo limitati a fare una cosa ancora più semplice: ho tracciato con dei fili, direttamente sul vetro della finestra, una griglia sommaria usando meno riquadri possibili. Non ho messo un mirino, che avrebbe complicato la visione generale che ha Jo dello sfondo, ma l’ho invitato a non spostarsi troppo con la testa altrimenti cambiando punto di osservazione non sarebbero tornate le misure. Quindi la sua finestra a tre ante aveva ogni anta divisa in 4 rettangoli, sul foglio si vedeva una griglia 6×2 spazi rettangolari.

La prospettiva era ragionevole, gli oggetti piccoli un pò meno, erano falsati in eccesso, forse avrebbero avuto bisogno di una griglia più stretta, ma aumentando il numero di riquadri nel foglio e nella griglia,  in ragazzi come Jo, può aumentare la confusione visiva e quindi, dovendo rinunciare a tanti quadretti, solo la pratica e l’osservazione attenta gli permetterà di disegnare in futuro in maniera verosimile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *