Muoversi, un’associazione attesa da tempo

Il 29 Maggio 2017 abbiamo fondato Muoversi asd, un’associazione dilettantistica sportiva, affiliata con il CSI, che incentrerà le sue attività principalmente sul dodgeball come sport per tutti.

I progetti di Muoversi per il 2017 e 2018 li trovate qui

Potevamo creare un’associazione Toc toc… ma volutamente non lo abbiamo fatto preferendo scindere le attività motorie, non solo adatte ai DSA, da quelle di studio, osservazione e aggregazione i cui progetti dovevano far parte di una seconda associazione mirata (Incentro), ma che per il momento rimarranno in attesa di periodi meno tristi e difficili per la nostra famiglia.

Ho dato il nome Muoversi all’associazione in onore al concetto di base in cui ho creduto negli ultimi 12 anni “il movimento è tutto, il movimento fa la differenza”.

Sono certa che cercando in rete potrete trovare ricerche e trattati scientifici, sportivi e sociali che incoraggiano il movimento, lo sport ed il gioco motorio, non ve li citerò, preferisco basarmi sull’osservazione e sulla sperimentazione e in 12 anni ne abbiamo fatta tanta. 

Il motivo per cui siamo arrivati ad un’associazione, un pò di storia…

Ad attirare la mia attenzione sul movimento fu una maestra della scuola materna di Jonathan, che credendo di poter sfoggiare grande professionalità e competenza, invece di difendersi dalle accuse rivolte alla scuola (studente abbandonato in isolamento tutti i giorni in giardino) preferì aggredirmi dicendo che mio figlio era un totale disastro, che era colpa della famiglia se il bambino non aveva ricevuto la stimolazione adeguata e che linguaggio-socializzazione e movimento vanno di pari passo tanto che non parlava e i suoi suoni coprivano neanche la metà dell’alfabeto, non riusciva a farsi degli amici e comunicare con loro, non aveva una percezione spaziale adatta a poter giocare con gli altri e quindi preferiva isolarsi. Nel nostro caso mancavano tutte e tre le cose, se ne erano lavate completamente le mani, così come se ne era lavata le mani l’azienda sanitaria e lo avrebbe fatto ancora per due anni perchè aiutare un bimbo di 4 anni non è altrettanto conveniente di uno di 7, e perchè Jonathan palesemente in difficoltà non era paralizzato. Quello che la maestra ignorava era che Jonathan era nato perfettamente sano e con un ottimo apgar, che avevo passato già 4 anni a stimolarlo per rimediare a quello stato di torpore e fiacchezza subentrata, a pochi mesi di vita, dopo una reazione avversa ed un caso di apnea notturna. Metaforicamente rivoltai e presi per il collo la competente maestra, e invece di denunciarli tutti, mettendo Jonathan ancora più a rischio, con un sorriso di circostanza e lo sguardo assassino inequivocabile, pretesi la massima collaborazione della scuola (e la ottenni) ed io cominciai a muovermi per tutto il resto della giornata. Non potevo lavorare molto sulla socialità, vivevamo in un paese dormitorio della provincia milanese e le famiglie dei suoi compagni di classe non gradivano essere coinvolte in inviti a casa, gite al parco, giochi ecc. ecc. pur presentandomi al parco con mille giochi e bolle di sapone per tutti i bambini, non c’era modo di farli parlare e giocare con lui che non era in grado di lanciarsi e comunicare. Per la logopedia non potevo far altro che affidarlo alle logopediste (ne frequentammo 4 in 3 anni una peggio dell’altra). Potevo impegnarmi sul movimento e così feci.

Comprai giochi, inventai giochi, trasformai in gioco ed in esperienza qualsiasi cosa toccasse e lo circondasse, trovai mille soluzioni per creare movimento anche in piccolo anche per un solo dito, anche in casa. Sbloccando il movimento Jonathan parlava, socializzava, ragionava e ricordava, è grazie al movimento che rafforzò le capacità di leggere, far di calcolo, scrivere e disegnare.

Pur muovendoci tanto non riuscivamo a trovare uno sport che riuscisse a seguire e nel quale gli altri praticanti avessero rispetto delle sue lentezze e ricerche dell’equilibrio. Lo abbiamo tolto dal calcio, dal nuoto, dalla pallavolo, dal basket, dal judo, dal kung fu… poi abbiamo perso la pazienza e abbiamo cominciato a fare tutto in casa, aumentando i giochi motori in giardino, aumentando le corse in bici, e le camminate di km.

Giunto alle scuole medie scoprii che l’ora di ginnastica era la sua preferita, situazione insolita per un goffo disprassico. La resistenza nel cardio era disastrosa, non riusciva neanche a fare mezzo giro di palestra correndo, negli sport tradizionali e nelle prove fisiche andava peggio delle ragazze non motivate, ma in alcuni sport di movimento su spazio ristretto era imbattibile e fortemente competitivo, arrivava spompato a casa ma sempre più motivato.

Muoversi è stato l’evento della vacanza esperienziale che tenemmo a Mondavio nel 2012, dove il movimento dei ragazzi era al centro di ogni attività.

Guardando un film a noleggio scoprii che il gioco che Jonathan amava fare a scuola era il dodgeball; a scuola veniva proposto con palle dure e pesanti tanto che dopo qualche partita nessuno dei compagni voleva più giocare per paura dei traumi. Mi resi conto che il dodgeball lo faceva stare bene, che gli aveva insegnato a schivare e stare in equilibrio e cominciai a studiarlo e richiederlo in ogni zona dove ci trasferivamo, ma non lo trovavamo da nessuna parte per la sua età.

Così ho insistito tanto per portare a Fano il dodgeball, per lui e per tutti i ragazzi in difficoltà, fino a riuscirci

e dopo aver osservato attentamente anche nell’ambiente scolastico i benefici che offre giocarlo correttamente e in sicurezza, abbiamo creato dei progetti e poi l’associazione per diffonderlo in tutte le Marche.

 

 

 

Certo portare a Fano uno sport minore quando la maggior parte dei ragazzi è già impegnata nel calcio, nella pallavolo, nel nuoto, nel ciclismo, nel rugby e nel baseball è un pò una follia, ma il nostro obiettivo non è quello di fare corsi per ragazzi intesi come parcheggi orari in movimento, il dodgeball è una cultura, è più di uno sport, è l’attività motoria eccellente che permette la migliore integrazione scolastica di qualsiasi studente in difficoltà, è lo sport che riesce a far giocare in squadra insieme bulli e bullizzati, è lo sport più aggregativo per i ragazzi trasferiti in Italia, è lo sport che offre ai goffi il miglior riscatto in una situazione adrenalinica di forte divertimento.

Portare avanti il dodgeball significa creare quei documenti e progetti che possano permettere ad ogni studente ed insegnante in Italia di giocare nella propria scuola in sicurezza divertendosi.

 

Ora è arrivato il momento di formare le squadre di giovani, meno giovani e giovanissimi per partecipare ai tornei e ai campionati italiani.

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