Tranelli diagnosi procedure

Grande dubbio che dovrebbe insinuarsi nella testa di ogni genitore :

se dovessi accorgermi che mio figlio, tra i 4 e gli 8 anni, ha delle caratteristiche comuni ai DSA preferirei

seguirlo, sostenerlo e proporgli delle attività-gioco-sperimentali mirate a compensare parte o tutte le sue difficoltà, anche se in futuro potrebbe non ricevere dalla scuola nessun riconoscimento dei suoi sforzi di adattamento.

 

oppure

 

non fare nulla e aspettare che le sue difficoltà siano così evidenti da procedere con la diagnosi di DSA e poi pretendere che siano messe in pratica le procedure a scuola, con il rischio di dover passare tutta la vita scolastica di mio figlio a litigare con insegnanti e dirigenti quando le procedure non sono messe in pratica e anche quando sono messe in pratica alla lettera tanto da limitarne l’autostima e la crescita emotiva, culturale e lavorativa.

 

Nel mio concetto ideale di scuola i genitori scelgono la prima ipotesi

 

Una scuola che funziona è una scuola dove gli insegnanti si impegnano a formare tutti i loro studenti adottando i mezzi idonei per ogni diversa situazione.

 

Un insegnante porta il suo alunno a conoscere, lo accompagna nella crescita rendendolo libero e capace, attiva i suoi ragionamenti perché questo è più importante che riempirlo di nozioni ripetute a pappagallo.

 

Un insegnante così non ha bisogno di certificati e diagnosi per agire quando si trova davanti un DSA, si rende subito conto che quel suo studente ha bisogno di un po’ di più (stima, tempo, fantasia, giustizia, appoggio, movimento, pause, metodi per calcolare, leggere e memorizzare) e si adopera al suo meglio per dargli quello che gli serve senza delegare ad altre figure, senza nascondersi dietro a la scuola uguale per tutti… che poi ultimamente sembra più la scuola pessima per tutti.

Vignetta ispirata all'aforisma di A. Einstein "Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido."

Vignetta ispirata all’aforisma di A. Einstein “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.”

 

Arrivare alla fine delle elementari, o peggio delle medie inferiori, riconoscendo che quello studente non è allo stesso livello dei coetanei, e chiedere una certificazione dell’azienda sanitaria affinché si possano adottare soluzioni compensative o dispensative, significa avere fallito la propria missione (preparare tutti gli studenti). Siete sicuri che con la certificazione venga riconosciuto il grado di difficoltà dello studente? ho la sensazione che venga riconosciuto quanto è stato abbandonato in attesa di dimostrare che non ce la poteva fare con un tipo di apprendimento standard. Con la certificazione viene messo un cartellino su quel ragazzino… c’è scritto DSA? … secondo me c’è scritto poveretto, facciamogli fare questo e non quest’altro e viene proposto un altro tipo di apprendimento anche questo abbastanza standard, ma per DSA, in cui alcuni metodi utilizzati in dislessia vengono usati per tutti, anche per quei ragazzi che possono leggere… già questo non ha senso.

 

Nasciamo DSA, frequentiamo la scuola e siamo sempre DSA, viviamo tutta la vita come DSA… non cambiamo nel tempo la maniera di utilizzare il cervello a modo nostro, quello che può cambiare però è la nostra capacità di imparare a fare di tutto.

 

Ad eccezione di quei casi in cui è assolutamente impossibile trovare un sistema per leggere, impossibile calcolare e disegnare ci sono tantissime persone che al momento giusto, con il supporto giusto, con le idee giuste e nel posto giusto possono fare le cose lo stesso, e prima li si mette in grado di farle e più aumentano le capacità, la determinazione e l’autostima. Quindi a cosa serve trattare tutti i giovani studenti nella stessa maniera, aspettando per anni una certificazione, se dando gli strumenti giusti, al momento giusto e per il tempo necessario i ragazzi alle medie inferiori e superiori potrebbero essere talmente abili da non aver bisogno di certificazioni che li tutelino?

 

Mettere uno studente nella condizione di andare male a scuola significa portare avanti una cattiva scuola. Far finta che non esista il problema, o pretendere una diagnosi, significa starsene lavando le mani e lasciare tutta la responsabilità allo studente.

 

Facciamo una buona scuola!

 

Pretendiamo un PDP realmente mirato, in continua evoluzione e poniamoci come meta l’aumentare le capacità fino a farne senza.

 

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